Una sanzione epocale di 5 milioni di euro, comminata dall’Antitrust alle “quattro sorelle”, ha segnato una svolta nella lotta all’attivazione di servizi premium, non richiesti dall’utente (in questo post, un nostro commento alla sanzione AGCM) .

800 mila euro per WIND e Vodafone, mentre TIM e H3G dovranno sborsare 1750000 euro. Secondo AGCM, le pratiche commerciali scorrette di TIM e H3G (in questo post, vi spieghiamo nel dettaglio in cosa consistono) si sono estese anche alla diffusione di messaggi commerciali ingannevoli volti all’attivazione di servizi a pagamento, omettendo consapevolmente delle informazioni rilevanti o che avvisano l’utente dell’accesso a un servizio a sovrapprezzo. TIM, con H3G, si sarebbe poi dimostrata consapevole delle attivazioni e dei relativi addebiti ai danni dei propri utenti mobili.

Se anche tu sei vittima di queste attivazioni e hai bisogno di assistenza gratuita per risolvere il problema, compila il form in basso, siamo a tua disposizione!

Eppure, i numerosi utenti che sono stati vittima di un’attivazione servizi a sovrapprezzo, più volte si sono sentiti dire dagli operatori del Servizio Clienti 119, che non possono disattivare i servizi TIM a pagamento (giochi, contenuti per adulti o funny tv), che di fatto è affidata a Società terze. Secondo la ricostruzione di AGCM e Agcom, invece, dietro l’attivazione di questi servizi vi è un business che coinvolge l’operatore stesso, il quale incassa somme piuttosto cospicue, che vanno dal 30 al 60% dell’abbonamento inconsapevolmente sottoscritto. Accanto alla società terze e agli operatori opera il cosiddetto publisher, responsabile del messaggio commerciale di cui vi parlavamo prima e che di fatto mette in atto la truffa, il quale pubblica su normali siti per conto di un network pubblicitario (in questo post, un esempio di annuncio “truffa”). Il publisher può essere anche sganciato dall’operatore telefonico ed è sicuramente l’osso più duro di tutta la gerarchia, poiché le aziende a cui fanno capo hanno spesso sede in Paesi extra-europei e non sono facilmente perseguibili.

Il Politecnico di Milano ha stimato un giro di affari che va oltre gli 800mila euro, con 10 milioni di italiani truffati. Non è stato possibile scindere il numero di utenti che effettivamente hanno richiesto il servizio e quelli che invece ne hanno subìto l’attivazione, ma la percentuale di contestazione è davvero alta, con numeri che superano il 4%. A questi vanno poi aggiunti gli utenti inconsapevoli che proprio non sanno di essere stati vittima di tali pratiche scorrette, poiché i costi sono ben nascosti in bolletta e gli utenti che pagano e non protestano, perché pensano di non risolvere niente. La trasparenza delle bollette è un punto cruciale della bozza di delibera di AGCM che entrerà in vigore la prossima primavera, per cui tra breve la situazione sarà chiarita ulteriormente.

Disattivare i servizi TIM a pagamento con una richiesta di disdetta

Non esistono strategie per proteggersi dall’attivazione servizi non richiesti, se non alcuni piccoli accorgimenti nell’utilizzo quotidiano del nostro smartphone. Il primo consiglio – e anche il più banale – è quello di evitare di cliccare su banner di qualsiasi genere. Possiamo poi chiedere all’operatore di bloccare la ricezione di tutti i contenuti a valore aggiunto, sempre se siamo disposti a rinunciare a servizi che possono esserci utili, come gli SMS della banca. Controlliamo sempre e con attenzione la bolletta e il credito telefonico. Appurata l’eventuale presenza di abbonamenti a sovrapprezzo, chiediamo di disattivare i servizi TIM a pagamento (tra cui giochi, suonerie, numeri del lotto o funny tv) secondo i canali indicati (tramite SMS di disdetta, chiamando il 119 oppure collegandosi alla propria Area Riservata sul portale dell’operatore di telefonia).

Disattivare i servizi TIM a pagamento: in caso di mancata disdetta, inviamo un reclamo

Qualora dovessimo riscontrare degli importi sospetti, rivolgiamoci all’operatore con un reclamo scritto, tramite fax, raccomandata A/R o PEC. Se l’operatore rifiuta il rimborso o non risponde al reclamo, avviamo una procedura di conciliazione presso il Corecom competente per la nostra Regione.  Ottenere il rimborso in sede Corecom è spesso piuttosto ostico, poiché le compagnie telefoniche si appellano alle responsabilità di Società terze: per questo è sempre consigliabile rivolgersi alle Associazioni a Tutela dei Consumatori (come Bastabollette), che offrono assistenza professionale e gratuita, con elevate percentuali di riuscita.

Se anche tu sei stato vittima di attivazione servizi non richiesti da parte di TIM o qualsiasi altro operatore, non esitare a contattarci tramite il box assistenza presente in Home Page, oppure invia una mail ad [email protected], un  nostro consulente sarà lieto di fornirvi assistenza nel minor tempo possibile. Se invece vuoi condividere la tua esperienza, esprimere i tuoi dubbi o confrontarti con altri utenti che hanno avuto un’esperienza simile alla tua, lascia un commento a fondo pagina oppure vieni a trovarci sulla nostra Pagina Facebook.

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